Secondo un nuovo studio, predittori di depressione clinica durante la gravidanza sono punteggi elevati al Beck Depression Inventory, rapporti problematici con il partner e alti livelli plasmatici pomeridiani di ACTH.
I ricercatori stanno cominciando a identificare più segni che potrebbero essere usati per individuare le donne che nel corso della gravidanza o subito dopo diventeranno clinicamente depresse.
I risultati di un nuovo studio indicano che nelle donne gravide punteggi > 10 al Beck Depression Inventory (BDI), la presenza di tensioni coniugali e alti livelli plasmatici pomeridiani di ormone adrenocorticotropo (ACTH, AdrenoCorticoTropic Hormone) e di cortisolo a partire dalla 32ª settimana di gestazione sono tutti predittore significativi e indipendenti dello sviluppo di un di-
sturbo depressivo maggiore (MDD, Major Depressive Disorder).
I risultati dimostrano anche che le gestanti che sviluppano un MDD partoriscono in media 4 settimane prima delle altre madri. Inoltre, all?età di 2 settimane i loro nati sono più letargici degli altri bambini e hanno ritmi circadiani del cortisolo completamente sregolati, in un?epoca in cui questo ritmo dovrebbe essere oscillante.
Ci sono donne che in realtà non sviluppano una depressione conclamata fino alla 37ª-38ª settimana di gestazione, ma la cui biologia comincia a mostrare anomalie già alla 32ª settimana, e ciò apre la porta alla possibilità di eseguire uno screening dei livelli preclinici dello stato depressivo.
Questi dati del Perinatal Infant-Maternal Attachment and Cortisol Study sono stati presentati al Meeting Annuale 2006 della Society of Biological Psychiatry. Il lavoro attualmente in corso è finanziato dal National Institute of Mental Health.
È stato seguito un gruppo di donne da prima della 28ª settimana di gestazione sino al parto, e si continua a valutare l?andamento sia delle madri che dei bambini per molti altri mesi. I ricercatori hanno analizzato, a 14 mesi dopo il parto, i dati di un gruppo di 113 bambini e delle loro madri, e stanno arruolando altre donne e bambini.
Inizialmente, la coorte era costituita da 146 coppie madre-figlio, ma 33 hanno abbandonato lo studio o sono state escluse da esso nel corso del suo svolgimento. Delle 133 coppie ancora seguite quando i bambini avevano 14 mesi, 12 madri avevano un MDD; in 10 di queste 12 donne era avvenuta la conversione da alto rischio a malattia conclamata. Altre 54 donne erano ancora ad alto rischio, ma la conversione non era avvenuta, mentre le rimanenti 47 erano a basso rischio di depressione. L?alto rischio è definito dalla presenza di un?anamnesi positiva per depressione e/o disturbo d?ansia, senza che siano peraltro soddisfatti i criteri clinici per queste condizioni. Basso rischio è definita l?assenza di una storia psicopatologica.
Prima dello sviluppo del disturbo depressivo, le 10 donne con MDD presentavano punteggi BDI significativamente più alti, a partire da 28 settimane prima del parto e fino a 7 mesi dopo di questo, rispetto a quelli delle donne sia ad alto che a basso rischio. La sola eccezione era rappresentata da una differenza statisticamente non significativa nei punteggi BDI, a 7 mesi dopo il parto, tra le donne ad alto rischio con e senza MDD. Inoltre, questi ultimi gruppi avevano, rispetto alle donne a basso rischio, punteggi significativamente inferiori nella Scale of Intimate Relations (SIR) ? una misura della forza della relazione di una coppia ? a 3 e 7 mesi dopo il parto. Inoltre, nelle donne ad alto rischio con MDD i ricercatori hanno riscontrato, sia alla 32ª che alla 37ª settimana prepartum, livelli plasmatici pomeridiani di ACTH e cortisolo significativamente maggiori di quelli delle donne a basso rischio oppure ad alto rischio ma senza MDD.
All?analisi di regressione multivariata, sono risultati predittori della conversione a MDD prima del parto punteggi BDI > 10, punteggi SIR più bassi e livelli plasmatici pomeridiani di ACTH e cortisolo più elevati.
Cosa interessante, prima del parto le donne ad alto rischio avevano, rispetto a quelle a basso rischio, livelli cortisolemici significativamente più elevati alla 28ª settimana, livelli che tornavano a valori normali alla 32ª settimana, ma che 7 mesi dopo il parto erano di nuovo alti. Questa osservazione è avvalorata dai risultati di uno studio presentato al Meeting Annuale 2006 dell?American Psychiatric Association, e in cui ricercatori canadesi hanno trovato, in donne alla 12ª-24ª settimana di gestazione, che i livelli cortisolemici del mattino erano inversamente correlati ai punteggi della depressione e dell?ansia (Shea A. et al., poster #NR125).
Inoltre, l?osservazione dei ricercatori dell?Università del Michigan che le donne ad alto rischio di MDD partorivano in media 4 settimane prima delle altre gestanti trova una eco nei risultatati di Curt Sandman e collaboratori, dell?Università di California a Irvine, che indicano come alla 15ª settimana di gestazione le donne che partoriranno prematuramente hanno livelli cortisolemici significativamente elevati (in Peptides 2006; 27: 1457-63). Infine, il gruppo di Michigan ha messo in evidenza livelli salivari di cortisolo nei figli delle donne ad alto rischio significativamente maggiori che in quelli delle donne a basso rischio. Questi bambini erano anche più letargici, secondo i punteggi alla Neonatal Intensive Care Network Neurobehavioral Scale (NNNS). Inoltre, nei figli delle donne ad alto rischio che avevano anche alti livelli di ACTH, la qualità dei movimenti era peggiore, l?ipotonia maggiore e i punteggi complessivi stress/astinenza elevati.
(CNS News – August 2006).
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