Osservazioni sulla relazione psico fisica madre figlio durante il periodo gestazionale

12 Novembre 2007 Nessun commento
Una gentile collega , la dottoressa Cristina Fiore, http://www.beneinsieme.it  mi
 ha segnalato un articolo molto interessante che io posto togliendo
 solo un piccolo stralcio. Buona lettura!

 

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La mamma confessa:

12 Luglio 2007 Nessun commento

La madre del piccolo Ammar, il bimbo di 2 anni trovato morto in un appartamento a Cologno Monzese, nell’hinterland di Milano, ha confessato di aver ucciso il figlio e, subito dopo, è stata arrestata su richiesta del Pm monzese Alessandro Pepè. Hanna Elhalawani, 23 anni egiziana, è stata quindi trasferita nel carcere di via San Quirico a Monza. "Quando l’ho strangolato e ucciso, mi sono liberata di un demone". E’ quanto avrebbe detto Hanna Elhalawani, la mamma del piccolo. La donna, durante l’interrogatorio davanti al Pm Alessandro Pepè, avrebbe parlato di "un demone dentro di me che mi mangiava" e si sarebbe lamentata del fatto che il suo figlioletto piangeva troppo. Hanna Elhalawani avrebbe vegliato il corpicino del bimbo, sul pavimento del soggiorno, fino all’arrivo del marito, Abdel Fataw, che ha chiamato i Carabinieri. Secondo indiscrezioni, l’infanticida, che era arrivata in Italia sei mesi fa, faceva uso di farmaci per curare una depressione, forse causata da difficoltà di ambientamento in Italia.

                                     Tratto da Tiscali Notizie.

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Nuovi dati aiutano a predire segni ed effetti della depressione materna

21 Maggio 2007 1 commento

Secondo un nuovo studio, predittori di depressione clinica durante la gravidanza sono punteggi elevati al Beck Depression Inventory, rapporti problematici con il partner e alti livelli plasmatici pomeridiani di ACTH.

I ricercatori stanno cominciando a identificare più segni che potrebbero essere usati per individuare le donne che nel corso della gravidanza o subito dopo diventeranno clinicamente depresse.

I risultati di un nuovo studio indicano che nelle donne gravide punteggi > 10 al Beck Depression Inventory (BDI), la presenza di tensioni coniugali e alti livelli plasmatici pomeridiani di ormone adrenocorticotropo (ACTH, AdrenoCorticoTropic Hormone) e di cortisolo a partire dalla 32ª settimana di gestazione sono tutti predittore significativi e indipendenti dello sviluppo di un di-

sturbo depressivo maggiore (MDD, Major Depressive Disorder).

I risultati dimostrano anche che le gestanti che sviluppano un MDD partoriscono in media 4 settimane prima delle altre madri. Inoltre, all?età di 2 settimane i loro nati sono più letargici degli altri bambini e hanno ritmi circadiani del cortisolo completamente sregolati, in un?epoca in cui questo ritmo dovrebbe essere oscillante.

Ci sono donne che in realtà non sviluppano una depressione conclamata fino alla 37ª-38ª settimana di gestazione, ma la cui biologia comincia a mostrare anomalie già alla 32ª settimana, e ciò apre la porta alla possibilità di eseguire uno screening dei livelli preclinici dello stato depressivo.

Questi dati del Perinatal Infant-Maternal Attachment and Cortisol Study sono stati presentati al Meeting Annuale 2006 della Society of Biological Psychiatry. Il lavoro attualmente in corso è finanziato dal National Institute of Mental Health.

È stato seguito un gruppo di donne da prima della 28ª settimana di gestazione sino al parto, e si continua a valutare l?andamento sia delle madri che dei bambini per molti altri mesi. I ricercatori hanno analizzato, a 14 mesi dopo il parto, i dati di un gruppo di 113 bambini e delle loro madri, e stanno arruolando altre donne e bambini.

Inizialmente, la coorte era costituita da 146 coppie madre-figlio, ma 33 hanno abbandonato lo studio o sono state escluse da esso nel corso del suo svolgimento. Delle 133 coppie ancora seguite quando i bambini avevano 14 mesi, 12 madri avevano un MDD; in 10 di queste 12 donne era avvenuta la conversione da alto rischio a malattia conclamata. Altre 54 donne erano ancora ad alto rischio, ma la conversione non era avvenuta, mentre le rimanenti 47 erano a basso rischio di depressione. L?alto rischio è definito dalla presenza di un?anamnesi positiva per depressione e/o disturbo d?ansia, senza che siano peraltro soddisfatti i criteri clinici per queste condizioni. Basso rischio è definita l?assenza di una storia psicopatologica.

Prima dello sviluppo del disturbo depressivo, le 10 donne con MDD presentavano punteggi BDI significativamente più alti, a partire da 28 settimane prima del parto e fino a 7 mesi dopo di questo, rispetto a quelli delle donne sia ad alto che a basso rischio. La sola eccezione era rappresentata da una differenza statisticamente non significativa nei punteggi BDI, a 7 mesi dopo il parto, tra le donne ad alto rischio con e senza MDD. Inoltre, questi ultimi gruppi avevano, rispetto alle donne a basso rischio, punteggi significativamente inferiori nella Scale of Intimate Relations (SIR) ? una misura della forza della relazione di una coppia ? a 3 e 7 mesi dopo il parto. Inoltre, nelle donne ad alto rischio con MDD i ricercatori hanno riscontrato, sia alla 32ª che alla 37ª settimana prepartum, livelli plasmatici pomeridiani di ACTH e cortisolo significativamente maggiori di quelli delle donne a basso rischio oppure ad alto rischio ma senza MDD.

All?analisi di regressione multivariata, sono risultati predittori della conversione a MDD prima del parto punteggi BDI > 10, punteggi SIR più bassi e livelli plasmatici pomeridiani di ACTH e cortisolo più elevati.

Cosa interessante, prima del parto le donne ad alto rischio avevano, rispetto a quelle a basso rischio, livelli cortisolemici significativamente più elevati alla 28ª settimana, livelli che tornavano a valori normali alla 32ª settimana, ma che 7 mesi dopo il parto erano di nuovo alti. Questa osservazione è avvalorata dai risultati di uno studio presentato al Meeting Annuale 2006 dell?American Psychiatric Association, e in cui ricercatori canadesi hanno trovato, in donne alla 12ª-24ª settimana di gestazione, che i livelli cortisolemici del mattino erano inversamente correlati ai punteggi della depressione e dell?ansia (Shea A. et al., poster #NR125).

Inoltre, l?osservazione dei ricercatori dell?Università del Michigan che le donne ad alto rischio di MDD partorivano in media 4 settimane prima delle altre gestanti trova una eco nei risultatati di Curt Sandman e collaboratori, dell?Università di California a Irvine, che indicano come alla 15ª settimana di gestazione le donne che partoriranno prematuramente hanno livelli cortisolemici significativamente elevati (in Peptides 2006; 27: 1457-63). Infine, il gruppo di Michigan ha messo in evidenza livelli salivari di cortisolo nei figli delle donne ad alto rischio significativamente maggiori che in quelli delle donne a basso rischio. Questi bambini erano anche più letargici, secondo i punteggi alla Neonatal Intensive Care Network Neurobehavioral Scale (NNNS). Inoltre, nei figli delle donne ad alto rischio che avevano anche alti livelli di ACTH, la qualità dei movimenti era peggiore, l?ipotonia maggiore e i punteggi complessivi stress/astinenza elevati.

(CNS News – August 2006).

Quando le nozze non danno la felicità

27 Aprile 2007 Nessun commento

(Tratto da Tiscali Donna)
Le donne sposate e con figli sono a rischio depressione fino a quattro volte di più degli uomini. A segnalare il fenomeno sono gli esperti di Sip (Società italiana di psichiatria), Sif (Società italiana di farmacologia) e Simg (Società italiana di medicina generale). In generale, ricorda il presidente della Sip Mariano Bassi, “lo studio europeo Esemed dimostra che il rischio di ammalarsi è doppio nelle donne rispetto agli uomini. E anche nel nostro Paese, la probabilità di sviluppare depressione riguarda il 3-4% degli uomini e il 5-9% delle donne”.
Fra le cause organiche di questa predisposizione ci sono “soprattutto gli estrogeni, importanti antagonisti della serotonina”, ribattezzata ‘ormone del buonumore’. Per questo “prima della pubertà – sottolinea lo specialista – i maschi sono più a rischio depressione delle femmine. Successivamente, per tutta l’età fertile le donne sono più minacciate degli uomini, mentre superata la menopausa il rischio per i due sessi si stabilizza su valori simili”.
Sindrome premestruale, gravidanza, parto e lunghe giornate passate a correre tra casa e lavoro. Quella femminile è una vita difficile, e lo confermano anche i più recenti studi internazionali: l’11,5% delle donne è depresso in gravidanza e rischia di partorire bebè tristi e nervosi già dalla culla; il 66,5% delle madri manifesta sintomi depressivi subito dopo il parto; il 22% è vittima di depressione post-partum ritardata anche di molti mesi, e il 7% è depresso in menopausa.
Ma al di là della differenza di genere sembra che avere la fede al dito peggiori la situazione. La maggior parte delle ricerche sul tema rivela infatti che la cura esclusiva della famiglia frustra la donna che finisce così per sentirsi psicologicamente dipendente dal partner. Ma se lei lavora, e magari è giovane e ha figli piccoli, il rischio di depressione è ancora più alto. Fino a quadruplicare se la coppia è infelice e i ritmi sono iperstressanti

La sindrome della covata ed il papà.

29 Marzo 2007 2 commenti


I sintomi durante la gravidanza.
Due psichiatri inglesi (gli studiosi Trethwan e Colon) descrissero per la prima volta nel 1965 la cosiddetta ?sindrome della couvade?: comparsa di sintomi sia fisici che psichici negli uomini in attesa di un figlio, sintomi che scompaiono dopo la nascita del bambino. La percentuale di padri in attesa interessata da questa sindrome varia, secondo questi studiosi, fra il 10 % ed il 65 %. I disturbi più frequenti di questa sindrome sono: mal di testa, mal di schiena, mal di denti, disturbi gastrointestinali (nausea, vomito, ecc.), perdita o aumento dell’appetito, che si manifestano principalmente durante il primo trimestre della gravidanza, acutizzandosi in modo particolare nel corso del terzo mese; diminuiscono progressivamente, fino a quasi scomparire intorno al settimo -ottavo mese e a riacutizzarsi con varia intensità e modalità nel nono mese.
Perché avviene ciò? Sembra che ci sia una correlazione tra lo stato di ansia conseguente alle preoccupazioni per lo stato di salute della partner e del bambino, all’invidia per la capacità procreativa della donna o alla somatizzazione dello stato emotivo del padre: tutti i sintomi manifestati potrebbero infatti presumibilmente essere espressioni fisiche del bisogno emotivo di sentirsi vicini alla gravidanza, per poterne fare parte, anche se in modo indiretto.
In molti padri di oggi vi sono delle reazioni, dei comportamenti e dei modi di porsi in relazione alla gravidanza che sono riconducibili al significato profondo della couvade : ovvero una ricerca inconscia di nuove sicurezze, ricerca dovuta ai grandi sconvolgimenti che si verificano all’interno della coppia con l’arrivo di un bambino e il sentimento di destituzione dal suo ruolo che l’uomo percepisce per l’arrivo del bambino stesso.
Nel momento in cui la gravidanza viene confermata, un uomo sa per certo, nella sua mente, che sta per diventare padre, ma solo più tardi se ne renderà conto emotivamente. Rendersi conto che ciò che era solo immaginato ora è improvvisamente vero è compiere un grande cambiamento.

Il vissuto della neomamma.

26 Marzo 2007 3 commenti

A grande richiesta (più che altro per acquietare Luana) pubblico un altro tassello del mosaico che ci può dare una idea delle problematiche del maternage e della relazione di coppia durante i primi mesi di vita del neonato.
Il materiale che riporto di seguito trae spunto dal lavoro di raccolta dati che ho compiuto al S. Eugenio di Roma oltre che da trattazioni sull’ argomento.

Le difficoltà che s?incontrano nel primo mese dell?accudimento del piccolo e nel cambiamento della relazione di coppia della puerpera sono molte:
- La difficoltà di attaccare al seno il piccolo: le ostetriche raccomandano sempre di attaccare il piccolo a ridosso dell?aureola e non a metà capezzolo, perché la suzione può provocare altrimenti ferite dette ?ragadi? oltre che far succhiare aria insieme al latte;
- le ragadi sono un grosso problema, considerata la sensibilità del capezzolo nel caso si formino, trasformano l? allattamento in un calvario per la mamma; sovente molte neomamme incappate nel problema preferiscono allattare artificialmente, altre continuano ad allattare ma entrambe con forti sensi di colpa dovuti al sentirsi inadeguate;
- Le poppate notturne irregolari: le ostetriche consigliano di allattare a cadenze regolari inizialmente ogni 6 ore così da preservare il riposo della neomamma e favorire una certa ciclicità e abitudine per entrambi, succede che quando la mamma è molto ansiosa tende ad allattare con intervalli troppo frequenti ed anche al primo vagito interpretato come fame. Capita inoltre che il piccolo non ne voglia sapere di mangiare o perché sazio oppure perché ingurgita aria, quando succhia, e ciò stravolge tutti i programmi fatti.
- Qui interviene un forte senso d?impotenza e frustrazione dovuta al percepirsi inetta rispetto al compito ma anche alla rabbia nei confronti del piccolo che non la lascia riposare; non potendo esprimere questa rabbia alimenta ancora il senso di frustrazione vissuto, ed il ciclo ricomincia.
- Il pianto del neonato difficilmente interpretabile: temo sia incubo di tutte le mamme, basta immaginare le peripezie che si fanno per farlo smettere e l? angoscia nel non riuscirci, e quello che prova una mamma con poca autostima di fronte a ciò.
- Le notti insonni: non fanno che svilire e stancare la mamma, e portarla a reazioni smodate seguite da altri sensi di colpa.
- Le attività sessuali difficoltose: in tempi non troppo lontani l?allattamento in alcune famiglie che se lo potevano permettere, era delegato ad un?altra donna che era pagata affinché i genitori potessero indulgere nelle ?pratiche coniugali?, perché c?era la convinzione che allattamento e sesso non fossero conciliabili. Oggi spero non sia più così, ma delle limitazioni ci sono dal punto di vista sessuale: la penetrazione vaginale è sconsigliata per 40 giorni; la libido della mamma in molti casi non è come prima del parto, ed il rapporto ne risente, inoltre il partner protesta sovente: ho sentito parlare da molte gestanti della paura che il partner potesse concedersi qualche scappatella.
- Difficoltà relazionali con il partner e la gelosia di questi: la cura del piccolo richiede tempo ed attenzioni, e in molte occasioni quelle dedicate in gran parte al piccolo suscitano in alcuni padri, specialmente quelli che lo sono per la prima volta, proteste vibranti e discussioni tra i coniugi. Tralasciando la personalità del marito, posso pensare che la neomamma si senta colpevole di non dare attenzioni al partner oppure si senta in colpa per non avere voglia di farlo, comunque vive una situazione certamente non facile.
- L? aspetto fisico: la gravidanza porta ad imponenti cambiamenti fisici, le gestanti prendono mediamente 15 kg, ma non è raro arrivare a 30 kg, certamente i chili di troppo prima e l?eridità che lasciano (le smagliature ed il seno non più tonico) non piace a nessuna donna. Non c?e? da stupirsi quindi analizzando il BDI nella parte dedicata all?aspetto fisico di trovare risposte con punteggio elevato che segnalano una forte preoccupazione.
L? angoscia provocata dalla frustrazione e dalla sensazione d?impotenza dovuta alle notevoli difficoltà incontrate ( da tutte le mamme) crea sensi di colpa e sentimenti d?inferiorità e d?inutilità.

Chiarimenti sulle differenze tra Depressione Post Natale e Psicosi Post Natale.

13 Marzo 2007 3 commenti

In seguito ad una domanda di Claudia ho deciso di rispondere scrivendo un altro articolo, perchè la risposta per essere esaustiva richiamava molti spunti e quindi meritava una cornice che solo l’articolo le poteva dare.
Come anticipato nell’articolo:”Differenze tra il maternity blues e le psicosi postpartum” del 27 dicembre 2006, la Depressione Post Natale si differenzia dlla Psicosi Post Natale sia per i sintomi, per l’ esordio che per la gravità. La psicosi Post Natale può anche essere assimilata a quella categoria di di disturbi definita “breakdown psicotico” che si manifesta in una persona che sembra essere del tutto normale da un punto diagnostico, e ben integrata nella società.
In realtà vive una pseudo-normalità nella quale preserva la sua vita da qualsiasi evento stressante, in sostanza galleggia in mari calmi e non burrascosi. Allorchè incappa in un evento stressante quale può essere il parto può lasciare emergere quel vuoto di fondo che distingue questi soggetti.
Kerneberg spiega esaustivamente la differenza tra un soggetto con nevrosi che può incappare in una depressione ed un soggetto psicotico: la differenza risiede nel livello di integrazione dell’ identità carente nello psicotico, nell’ utilizzo meccanismi di difesa arcaici, e nell’ esame di realtà compromesso.
La mancanza evidente di risorse per affrontare l’evento stressante e la insufficiente operazione di contenimento fondamentale per questi soggetti con psicosi quiescente, possono fungere da innesco e rendere il disturbo evidente praticamente a tutti coloro che si imbattono con questi, tanto sono bizzarri e nello stesso tempo drammatici i sintomi.
Detto questo posso ipotizzare che sia difficile che una depressione porti ad una psicosi, se non in seguito a dinamiche molto complesse e differenti per ognuno.

Comprensione psicodinamica della Depressione Post Natale. Seconda Parte.

15 Febbraio 2007 11 commenti


Nel percorso di filiazione femminile, B. Cramer(1995) distingue schematicamente nella madre tre forme d?identificazione, che diventano potenzialmente patologiche se cristallizzano per lunghi periodi.

1) La giovane donna ha introiettato un?immagine di madre pregenitale potente ed egoista, che non considera il suo bambino come partner oggettuale. Si tratta di un?estensione narcisistica al servizio del potere materno che si traduce in una freddezza affettiva nella relazione con il lattante e in un atteggiamento di controllo, percepito come sintomatico solo quando il piccolo rifiuta l?esigenza della madre o devia dal progetto materno[?];

2) La giovane donna non riesce a trovare sostegno in una rappresentazione unitaria e rassicurante della propria madre: è possibile che quest? ultima sia stata troppo caotica ed incoerente oppure abbia manifestato un?affettività carente, con un funzionamento a eclissi , o ancora sia stata vissuta secondo una modalità operatoria: compiva gesti tipici del maternage, privi tuttavia di risonanza emotiva e di significato[?].

3) La giovane donna s?identifica con una rappresentazione di madre deteriorata e vulnerabile (il che corrisponde abbastanza spesso a quadri depressivi della madre)[?].

La gestante quindi sin da bambina ha interiorizzato le relazioni interpersonali primarie per poi attualizzarle nel momento in cui sta per divenire madre. Nell? evento parto la neo-mamma ripropone ciò che nella prima infanzia ed in seguito aveva acquisito. Bibring(1953) considera la depressione come emergente dalla tensione tra ideali e realtà. Tre aspirazioni narcisistiche altamente investite – di valere ed essere amato , di essere forte e superiore, di essere bravo e amorevole- vengono considerate quali parametri di condotta . Tuttavia, la consapevolezza dell?io rispetto alla propria effettiva o supposta incapacità di essere all? altezza di questi parametri produce una depressione. Il risultato è che la persona si sente debole e impotente.

I sintomi della depressione nel periodo successivo alla nascita di un figlio hanno una rilevanza particolare perché ostacolano il recupero fisico della madre, ma anche perché possono compromettere il benessere del neonato (Olioff 1991).

Essa affronta la realtà e confronta il suo ideale di madre e quello che invece è nella realtà.

Comprensione psicodinamica della Depressione Post Natale. Prima Parte.

14 Febbraio 2007 3 commenti


Finalmente dopo aver parlato sommariamente di questo disturbo e avendone dato la basi negli altri post per comprendere il senso, mi avvio in questo post a descrivere da un punto di vista psicodinamico la DPN.
Ho scelto di postare l’ articolo in 2 parti per renderlo più fruibile.
Se avete curiosità non abbiate timore, interagite con me tramite i commenti.
Definisco evento parto il tempo che va dai giorni appena precedenti al parto a quelli immediatamente precedenti alla seconda misurazione effettuata nella ricerca che avviene ad un mese dopo il parto.
Il concetto psicologico di genitorialità si riferisce ?all?insieme delle rappresentazioni, degli affetti e dei comportamenti del soggetto in rapporto al proprio bambino o ai propri bambini, che siano nati, in gestazione o non ancora concepiti? (Stoleru, morales-Huet,1989).
Il processo mentale individuale di ?diventare genitori?, animato dal desiderio di avere un bambino (Bydlowsky, 1989a; Houzel, 1997a), corrisponde ad una lunga evoluzione stratiforme che attraversa l?infanzia, l?adolescenza e l?età adulta. Non può essere dissociato dal suo specifico legame generazionale, dall?ambiente sociale e culturale e dalla sua peculiare storia adattativa e biologica (Hochmann, Jeannerod, 1991; Prochiantz, 1997).
A dimostrazione di ciò già in tenera età le bambine apprendono il ruolo materno giocando ad esempio alla mamma con le bambole cambiando il pannolino al bambolotto che piange, dando il latte, facendogli fare il ?ruttino?, mettendolo al letto e via dicendo. Ripropone così ciò che vede fare dalla mamma, giacché il gioco, nell? uomo è un comportamento di addestramento specie-specifico per apprendere comportamenti adulti [?] (Fedigan 1972;Smith e Simon 1998).
B. Cramer e F. Palacio-Espasa(1993), partendo dalla propria esperienza di psicoterapeuti genitore/lattante, propongono una visione originale della trasmissione psichica. Secondo loro, il funzionamento genitoriale durante il post partum è una ?neo-formazione originale?, una ?nuova topica?. Definiscono quest?organizzazione specifica come la materializzazione degli investimenti narcisistici e pulsionali dei genitori che fino a questo momento erano legati nel loro spazio intrapsichico e che ora vengono ridistribuiti nello spazio interpersonale della relazione con il bambino reale e fantasmatico . ?Il bambino diventa allora l?intermediario e il depositario d?investimenti che fino allora, erano collegati ad oggetti interni o aspetti del Sé (B. Cramer e F. Palacio-Espasa1993). Egli occupa un posto intermedio, ?a cavallo? tra lo spazio intrapsichico ed extrapsichico genitoriale.

Comprensione psicodinamica della depressione.

7 Febbraio 2007 Nessun commento


I pazienti esperiscono la depressione sul piano psicologico come un disturbo dell?autostima nel contesto di relazioni interpersonali fallimentari.
Queste relazioni dell?infanzia sono interiorizzate e possono successivamente, in età adulta, essere riattivate con l? esordio di disturbi affettivi maggiori. Il tormentato mondo delle relazioni oggettuali viene allora esteriorizzato anche nell? ambito delle relazioni attuali nel mondo del paziente (Struppen et al. 1982). La depressione mostra la stretta connessione esistente tra le intime relazioni interpersonali di un individuo e il mantenimento dell?autostima. Nei termini della psicologia del se, la depressione può essere vista come la disperazione conseguente al fallimento da parte degli oggetti-sè nel gratificare i bisogni del sé di rispecchiamento, gemellarità o idealizzazione(Glen o. Gabbard 2000).
Blatt(1998) suggerisce 2 tipologie di depressione secondo queste prospettive teoriche:
Depressione anaclitica caratterizzata da sentimenti di impotenza solitudine e fragilità correlati a croniche paure di abbandono e di mancanza di protezione. Gli individui con questo tipo di depressione hanno un desiderio di essere accuditi protetti e amati.
La depressione introiettiva, è caratterizzata da sentimenti d?inutilità, fallimento, inferiorità e colpa. Gli individui affetti da questa variante sono particolarmente autocritici e soffrono per una paura cronica della critica e della disapprovazione degli altri. Sono eccessivamente perfezionisti e competitivi e si sentono costantemente spinti a raggiungere risultati ottimali a livello scolastico e professionale.
La depressione anaclitica è caratterizzata dalla vulnerabilità rispetto alla rottura di relazioni interpersonali, e la depressione si manifesta prevalentemente come sentimento disforico d?abbandono, perdita e solitudine.
La depressione introiettiva comporta una vulnerabilità a venire meno da un senso di sé positivo ed efficiente ; si manifesta soprattutto con sentimenti disforici di colpa , fallimento e inutilità, e con la sensazione di non disporre più della propria autonomia e del proprio potere.